L’alba del pianeta degli Aliens?
Dall’uscita
di Avatar, ha preso piede una detestabile “moda” tra il pubblico
cinematografico (che, grazie ad internet, ha acquisito un’infinita vetrina in
cui esporre i propri giudizi): riempire di insulti i titoli più attesi della
stagione. Un “effetto snob” incomprensibile, diffusosi perché criticare “fa
figo”! Un film può piacere o meno ed è giusto dare giudizi negativi quando si
hanno delle valide motivazioni (anche non oggettive, ma personali… stiamo
sempre parlando di gusti), ma è davvero fastidioso sentire e leggere opinioni
campate per aria, prive di ogni fondamento, solo per il gusto di “andare
contro”. (Chiusa parentesi)
Dopo Il
pianeta delle scimmie (e, prima ancora, Star Wars… ma ce ne sono molti altri),
anche Alien si guarda indietro e si completa con un prequel (uno?). Nostalgia e
curiosità vengono bilanciate da un altro fattore psicologico: ciò che
maggiormente ci intriga e desideriamo è da sempre proprio ciò che non abbiamo…
e un prequel, che trova la sua ragion d’essere nello spiegare, nel darci ciò
che ci è mancato prima, va inevitabilmente ad affievolire il nostro trasporto
emotivo (creato, appunto, da quel mistero ora risolto).
L’idea del
film è quella di dare delle risposte, ma anche di aggiungere altre domande, di
far sorgere nuovi quesiti, facendo dell’incompiutezza della trama il punto
forte. I protagonisti partono con la speranza di trovare risposta alle classiche
domande: “Chi ci ha creati e perché?”. Il film risponde alla prima domanda nei
primi 3 minuti, mentre alla seconda, che rimarrà insoluta, se ne aggiungeranno
di nuove: un puramente gnoseologico “Chi ha creato chi ci ha creato?” e un più
concreto “Perchè vogliono distruggerci?”. Ciò in previsione del sequel di
Prometheus (che farà di quest’ultimo il prequel del prequel). Il problema è che
succede “troppo” e tutto scivola via senza i dovuti approfondimenti, portando
alla creazione di nuovi interrogativi sì interessanti, ma nati da un’atmosfera
non abbastanza intrigante. Dove Alien suggeriva ed evocava, creava mistero e
infondeva un senso di inquietudine per tutta la durata, Prometheus mostra e
spiega (come dovrebbe fare un prequel), ma, come detto, non riesce a creare il
giusto coinvolgimento e trasporto emotivo nel suo altro obiettivo, quello di
porre le nuove domande.
E’ proprio
questa la pecca di cui si macchia la storia: le potenzialità del film erano
enormi e non sono state sfruttate completamente, finendo per diventare un
capolavoro mancato.
La necessità
del pubblico odierno di avere tutte le risposte, un pubblico viziato “da una
filmografia che ha l’obbligo di spiegare allo spettatore ogni minimo dettaglio”
(Matteo Brufatto, Filmup), ha contribuito ad aumentare le critiche.
Detto ciò,
il mio giudizio sul film è più che positivo!
Lo sviluppo
della mitologia di Alien è un fattore indispensabile e ben realizzato nei
concetti e nelle idee (ad eccezione del mancato approfondimento).
Il
riferimento ad Alien è immediatamente percepibile (e ragion d’essere del film):
il titolo dell’opera compare esattamente come nel primo capitolo. A questo si
susseguono tutta una serie di rimandi, più o meno evidenti: dialoghi e
inquadrature (praticamente identici, come l’astronave che prima si avvicina al
pianeta e poi si allinea con esso per cominciare l’atterraggio, o il capitano
che avvisa l’equipaggio: “Contatto con il suolo tra 5, 4, 3, …”, ecc.), intere
scene e azioni (prima fra tutte, il risveglio dalla criostasi), oggetti
(lanciafiamme) e creature (simili a quelle del primo film, ma non propriamente
le stesse). E questi sono solo alcuni degli esempi. Fondamentale è la presenza
di un robot, che agisce da soggetto attivo nella diegesi: in Alien era Ash, in
Prometheus l’androide si chiama David. Se nel film del ’79 uno dei migliori
colpi di scena era la scoperta della vera natura di Ash (che lo spettatore, per
quasi tutto il racconto, crede essere un normale uomo), qui viene
esplicitamente dichiarato all’inizio (ma non proprio subito). Chi ha visto e
ricorda Alien, non ha bisogno di aspettare che sia il racconto a dirlo, lo
intuisce immediatamente (non è questo il bello?). David è il protagonista di una scena
volutamente identica ad una del predecessore (per anno di uscita, si intende):
la testa del robot, staccata dal resto del corpo, che continua a parlare.
Ridley Scott spiega: “Anche se Alien è stato effettivamente il
punto di partenza del progetto, dal processo creativo è emersa una nuova e
grandiosa mitologia e un universo in cui si ambienta questa storia originale. I
fan attenti riconosceranno filamenti del DNA di Alien, ma le idee che
toccheremo in questo film sono uniche, grandi e provocative”.
Ed effettivamente, il motore della storia
non è “Com’è nato Alien?”… bensì “Com’è nato l’uomo?”. Gli Aliens sono una
sorta di effetto collaterale nella narrazione. I temi trattati (ribadisco,
seppur con troppa fretta) vanno ben oltre a ciò che ci si aspetterebbe dal
prequel di tale film! E’ una cosa da non sottovalutare (e da tenere in
considerazione quando si dà un giudizio della pellicola): L’alba del Pianeta
delle Scimmie (che mi è piaciuto molto) è basto sulla spiegazione di come sono
nate queste scimmie superiori e intelligenti, Prometheus non è l’illustrazione
della creazione degli Aliens, è qualcosa che va oltre a questo obiettivo.
Apro una
nuova parentesi: è difficilissimo paragonare due opere così lontane nel tempo.
I contesti in cui sono state realizzate sono assai diversi e va tenuto conto di
questo nel confronto (cosa che spesso e volentieri non si fa). Prometheus nasce
in un periodo cinematografico che vede (!!!) la spettacolarizzazione estrema e
invasiva al di sopra (e a discapito) dello script, dell’approfondimento della
storia e della psicologia dei personaggi.
(Chiudo anche questa parentesi… ma ne colgo il tema per proseguire…)
Graficamente
parlando, il film è davvero spettacolare! Il realismo è ai massimi livelli!
Questo perché i set sono stati realmente costruiti e gli Ingegneri sono
interpretati da attori veri mascherati (e non creazioni digitali). E a questo
si deve aggiungere un 3D splendido, immersivo e avvolgente, e una cura
minuziosa di tutti i dettagli visivi.
Un paio di
impressioni personali: dopo lo scongelamento, l’equipaggio assiste ad un
filmato/ologramma preregistrato da Peter Weyland, miliardario padrone Weyland
Corporation e mandante della spedizione, che assomiglia molto (nella forma) al
video introduttivo del Jurassic Park (con la registrazione di John Hammond,
creatore del parco, che spiega agli ospiti/cavie); la scena in cui la
dottoressa Shaw trasporta corpo e testa di David mi ha fatto pensare a C3PO.
Note
negative: il doppiaggio italiano è come sempre scadente (e non mi dilungo più
di così); il trailer spiega praticamente ogni cosa, senza lasciare allo
spettatore il gusto di scoprire. Viene addirittura mostrata una delle scene
finali, con tanto di parlato… sputtanando tutto: che i Creatori (gli Ingegneri)
volessero distruggerci lo sapevamo tutti ancor prima di vedere il film… proprio
grazie al magistrale trailer!
Per
concludere, vi consiglio la lettura del seguente articolo (che offre molte
curiosità interessanti!):
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