Zack Snyder, dopo i successi ottenuti con 300 e Watchmen e in attesa di presentare Suker Punch, sperimenta l’animazione e la terza dimensione, realizzando un indiscutibile e oggettivo capolavoro visivo, “destinato a rimanere, per molto tempo, ai vertici dell'eccellenza tecnica dei film in animazione computerizzata” (Silenzio-in-sala.com).
“Il film è stato
concepito fin dall’inizio in 3D, studiato e pensato in funzione di questa
tecnologia. Questo vuole dire che ogni inquadratura, ogni disegno, ogni cosa
che io realizzavo… tutto veniva organizzato tenendo in mente questo”, dice il
regista.
Al 2010, anno di uscita del film, (ma forse la
considerazione si estende anche a oggi) offre il miglior 3D mai visto (insieme
ad Avatar). Ciò si completa con una cura minuziosa di qualsiasi dettaglio, con
degli sfondi letteralmente mozzafiato, con una caratterizzazione estetica
perfetta dei personaggi (le varietà di gufi) e delle loro espressioni facciali.
Scelta spiazzante quest’ultima (se si considera che l’espressione facciale in
un film d’animazione è limitata per sua natura e se a questo aggiungiamo che i
personaggi non sono uomini, ma gufi...), ma vincente. Si rimane stupefatti: le immagini che il film
regala sono talmente splendide che basterebbero queste per trasmettere il
carattere epico della storia e l’emozione che essa vuole suscitare.
Si parla di
capolavoro mancato, perché accanto all’estasi della visione, manca una storia
alla stessa altezza. Se su questo giudizio sono d’accordo, non lo sono con
quelli che reputano insufficiente la narrazione (situazione simile a quella di
Avatar). E’ vero che non è nulla di eccezionale o di originale, ma siamo
comunque di fronte ad un buon prodotto, a maggior ragione se paragonato agli
altri titoli dello stesso filone (intendo la trasposizione cinematografica di
saghe fantasy letterarie), ai catastrofici flop (nello script) regalatici da
Eragon, Narnia, Ember, Percy Jackson e compagnia. La sceneggiatura è stata
realizzata incorporando i primi tre capitoli (La cattura, Il grande
viaggio e Duello mortale), su quindici in totale, della saga fantasy
per ragazzi ‘I guardiani di Ga'Hoole’, scritta da Kathryn Lasky. Ecco
la pecca: unire tre libri in un unica pellicola di 1 ora e 24 minuti (circa…
titoli di coda esclusi) ha portato alla costruzione di una narrazione
sbrigativa, che racconta tutto troppo in fretta, dalla caratterizzazione dei
personaggi secondari alle dinamiche che li intrecciano.
E’ una storia epica:
si parla della lotta tra bene e male, di libertà e uguaglianza contrapposti
all’oppressione di chi si sente superiore, di due fratelli (Soren e Kludd)
cullati dalle storie (talmente epiche da diventare miti, leggende in cui
scegliere o meno di credere) raccontate dal padre sui Guardiani di Ga’hoole, che
tarparono le ali alle smanie di supremazia dei Puri. Caratterialmente molto
diversi, i due finiscono per prendere strade opposte, spinti dalle rispettive
concezioni di forza e debolezza, di coraggio e di famiglia. E le strade non
posso che essere quella dei Guardiani (guardiani della pace e della libertà) e quella del
lato oscuro, dei Puri, che corrompe l’animo.
Una volta giunto al
Grande Albero e al cospetto dei Guardini di Ga’hoole, Soren si rende conto che le suddette storie, che lo hanno fatto sognare e in cui ha
fermamente creduto, sono vere. Il giovane gufo “deve imparare a farsi portatore
del Mito (l’immagine più nitida del film è proprio l’antro di Ezylryb, dove
l’eroe del passato conserva quel testo, magnificamente aperto, che raccoglie le
leggende in divenire) […]. Ricordare quanto è stato raccontato è viverlo sulla
propria pelle e farlo ri-vivere al Mondo, i protagonisti alati de Il regno
di Ga’Hoole – La leggenda dei guardiani non si stancano mai di ripeterlo,
ecco perchè i Puri sanno che la fine dei regni dei gufi può attuarsi solo per
mezzo dell’abbaglio lunare, che cancella la memoria di sè e della Storia. […]
E’ più giusto parlare di Mitologia e non di storie, per questo Il regno di
Ga’Hoole – La leggenda dei guardiani è disseminato di archetipi, più che di
personaggi. Il Guerriero, lo Scout, il Navigatore, il Leader e il Cuore, così
lo Sciamano saluta la squadra di viaggiatori diretti verso il Grande Albero di
Ga’Hoole. […] Solo le passioni, nella loro magnifica imperfezione, resistono
alla degenerazione della materia, ecco perchè il percorso di formazione di
Soren si compie attraverso uno sguardo che per vedere non usa gli occhi, ma il ‘ventriglio’,
ossia la pancia e il cuore, e in tal modo diventa capace di dare un nome e un
corpo a ciò che esiste solo in potenza” (Sentieriselvaggi.it).
Il regista spiega: “E’ stata la prima volta che la violenza è
stata a sostegno della lotta più pura dell’eroe. E’ una violenza a sostegno di
questo e non quel tipo di violenza sovversiva presente in tutti i miei film. E’
una violenza innocente”. Innocente, ma pur sempre reale, concreta, che ferisce
la carne, che la mutila, che uccide. E di questo si rende subito conto Soren
quando incontra il suo eroe, Ezylryb, che poi chiamerà “maestro”, l’autore di
quella gesta ormai leggendarie e così epiche, maestose, sublimi. Un eroe che
non si mostra nella sua armatura luccicante, fiero e perfetto, ma segnato
permanentemente dalla battaglia, gloriosa nei racconti, ma “inferno” (così lo
definisce lo stesso Ezylryb) nella realtà. “Grande guerriero? Guerra
non fa nessuno grande”, ammoniva un altro mitologico maestro.
ATTENZIONE: nonostante le apparenze, NON è un film per
bambini (almeno non per i più piccoli, viste alcune scene e passaggi cruenti). Film d’animazione e animali nelle vesti
di protagonisti non sono sinonimi di opera rivolta ad un pubblico di infanti e
pre-adolescenti. E’ un prodotto apprezzabile da tutti.
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