Hayao Miyazaki, premio alla carriera al Festival del Cinema di Venezia nel 2005, è considerato IL Maestro dell’animazione giapponese: vedere per credere.
La grafica non è quella tridimensionale introdotta dalla Pixar, lo stile è quello dell’animazione tradizionale, arricchita da una cura maniacale dei dettagli e da una tavolozza di colori che più completa non si può. La forza visiva è immensa, lascia lo spettatore a bocca aperta. La magia che permea le storie del regista viene veicolata a chi guarda soprattutto grazie al disegno, altrettanto incantevole.
L’ambientazione è tipicamente occidentale e lo si riscontra immediatamente dall’architettura degli edifici (sia quelli della ‘gente comune’ che i palazzi imperiali) e dalle uniformi militari; ma il folklore è tutto nipponico (con caratteristiche alquanto diverse dalle nostre favole): gli spiriti e i personaggi che popolano le storie di Miyazaki sono sempre affascinanti, strani nelle forme e nei comportamenti, perfetti nel compito di incantare e incuriosire lo spettatore. Fantasia.
Gli spunti di riflessione offerti dalla storia sono innumerevoli e ricalcano i temi tipici della filmografia del regista: l’indifferenza degli adulti, i vizi della società contemporanea e le virtù dei giovani che non ne sono ancora stati contaminati; i messaggi ecologisti (emblematica è la ferrovia che attraversa, o forse lacera, la città della protagonista, sfrecciando vicino alle case e lasciandosi dietro una scia nera di fumo, che oscura totalmente la finestra di fronte alla quale la ragazza lavora), l’importanza della solidarietà, dell’amore e della forza di volontà, l’insensatezza del culto dell’aspetto estetico, la natura guerrafondaia dell’uomo (due nazioni, nel film, sono in guerra, ma non viene mai detto perché… non è importante: “una corazzata che va a bruciare città e persone” nota Howl, “saranno nemici o amici?” domanda Sophie, “gli uni o gli altri non fa differenza” risponde lo stregone).
La giovane Sophie è la tipica eroina miyazakiana, capace di caricarsi sulle spalle lo stupore del cambiamento, ma anche il dolore e lo straniamento che, eventualmente, da esso derivano, di accettare la nuova condizione e rimboccarsi le maniche, lottare per superare le difficoltà, a prescindere dalla loro natura. Decisivo nel cammino della protagonista è, appunto, l’approccio nell’affrontare le situazioni: ella comprende l'importanza della responsabilità, soprattutto nei confronti dell'altro da sé, ed è tutt’altro che remissiva e fa della determinazione e della voglia di fare le sue armi contro la maledizione.
Nel cinema di Miyazaki non c’è predestinazione dei personaggi a tendere verso il Bene o il Male; ciò viene sostituito dal libero arbitrio. Non ci sono fratture nette, la conversione (verso entrambi i lati) è sempre possibile.
Howl e la Strega delle Lande si mantengono giovani grazie alla magia e un sortilegio di quest’ultima trasforma Sophie, un’adolescente, in una vecchietta. Le prospettive sono qui ribaltate: Sophie è giovane (anche se non più nell’aspetto), ma possiede la giusta mentalità e il corretto approccio alla vita e sarà il motore che innescherà la crescita degli adulti riluttanti ad accettare il proprio status. La maturità non è questione di età.
Non è un film indirizzato nello specifico ai bambini (come quasi tutti quelli di Miyazaki).
Non è un film indirizzato nello specifico ai bambini (come quasi tutti quelli di Miyazaki).
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