Gravity è un film da ‘vedere’! (al cinema, in 3D)
Andate al cinema, sedetevi comodi, indossate gli occhialini e rimanete in silenzio… lasciatevi avvolgere dal vuoto dello Spazio, catturare dalle spettacolari immagini della Terra e da ciò che si muove in assenza di gravità, assalire dalla tensione provocata dalla (dis)avventura dei protagonisti, dall’angoscia di rimanere soli.
Il film comincia con alcuni ‘avvertimenti’: “Vivere nello spazio è impossibile” e “Silenzio” (chiedo venia, non ricordo esattamente la 2° frase, la aggiornerò appena possibile), silenzio che simboleggia, come nel cinema di Kim Ki-Duk, il distacco e la solitudine.
Poi compare la Terra, lo Spazio e la bellezza incredibile delle immagini e del 3D.
“Una pellicola che ridà prepotentemente senso […] al 3D […]. Un vigore visivo e narrativo che non si era mai visto fino ad ora. […] Niente sembra lasciato al caso nello sfoggio di bravura tecnica di quest’opera; ogni movimento di camera, ogni stacco, ogni elemento che si muove sullo schermo appare al proprio posto” (Antonio Maria Abate, Cineblog.it).
L’immersività è a livelli massimi; l’empatia con i protagonisti è immediata. Grazie ad una messa in scena magistrale, ad una computer grafica perfetta, un 3D quanto mai splendido e diegetico, sembra davvero di essere lì, nel vuoto. Si entra nei panni / nella tuta (per davvero! con l’utilizzo attento e studiato di un’alternanza tra oggettive e soggettive) di Sandra Bullock e si percepisce “tutto il senso ‘fisico’ dell'angoscia, dell'orrore e del disperato senso di solitudine derivante dal trovarsi immersi (da soli) in un infinito senza forma e senza vita” (Marco Minniti, Movieplayer.it), dall’andare alla deriva nello spazio vuoto e, semplicemente, non poter fare nulla per cambiare il proprio stato, essere totalmente impotenti, perché non c’è niente e nessuno a cui aggrapparsi.
La morte è una presenza costante in scena, simboleggiata dal buio, dal silenzio, dal nulla e la parola (dialoghi, ma spesso anche inevitabili monologhi) viene utilizzata come antidoto.
Se da una parte Sandra Bullock sprofonda nel panico, dall’altra George Clooney si dimostra fermo e deciso, si erge a pilastro per la collega, il tutto con continuo ottimismo e rassicuranti umanità ed empatia. Clooney è coraggiosissimo: continuerà ad aiutare la dottoressa, nonostante tutto.
“A differenza di molti sci-fi realizzati in passato, la sua macchina da presa non racconta lo spazio. Lo attraversa in pieno” (Pierpaolo Festa, Film.it), perché lo scopo è raccontare l’uomo.
SPOILER. Dopo aver abbandonato ogni speranza e accettato l’imminente morte, l’istinto di sopravvivenza si accende improvvisamente e instilla un’estrema voglia di (ritornare a) vivere. La protagonista è come nell’utero materno e, seppur in un primo momento rinunci a uscire/tornare, sceglie poi di lottare, fino a riemergere dalle acque e toccare nuovamente la terra, strisciando sulla sabbia, (ri)mettendosi in piedi a fatica e muovendo i (primi) passi.
“Gravity lascia realmente senza fiato” (Silvia Urban, Bestmovie.it).
“Gravity riesce nell’impresa di far vivere quanto mostra come nessuno ha mai fatto sino ad ora” (Antonio Maria Abate, Cineblog.it).
Nessun commento:
Posta un commento