Incastrata dentro un
elegante vestito da principessa, da fanciulla posata e delicata, Merida “sfoggia”
tutta la sua insofferenza, in una scena-metafora che mostra la sua condizione:
legata, costretta, “violentata” dall’etichetta che la vorrebbe sì tenace, ma
soprattutto aggraziata, raffinata, distinta (e chi più ne ha più ne metta),
ligia alle tradizioni del proprio popolo… perfetta “Principessa Disney”; i suoi rossi ricci fluenti, simbolo (quanto mai) visibile del suo spirito ardente
e incontenibile, sono ora completamente nascosti, imbrigliati sotto quell’abito
messole a forza.
La sua voglia di
emancipazione passa, qui, non dalla conquista dell’amore/amato (come succede
per tutte le Principesse Disney, Mulan a parte), bensì dall’affermazione della
propria volontà, che è anch’essa una conquista, ma di libertà (anche di amare).
Non c’è un vero
cattivo da sconfiggere, una personificazione del male e del pericolo che
aleggia (l’oscuro e temibile orso Mor’du è solo una minaccia contingente, che
arricchisce la narrazione e la completa, ma non è il motore dell’azione). Al
centro vi è il conflitto tra madre e figlia, un contrasto generazionale che
vedrà la separazione di due figure già lontane e il loro successivo venirsi
incontro, imparando l’una dall’altra.
“Se poco più di un
anno fa la Disney con Rapunzel aveva raccontato di una principessa
che capisce di dover conquistare l'indipendenza dalla sua figura materna
attraverso un atto di ribellione, ora la Pixar propone il rovescio della
medaglia: una ribelle che per realizzarsi comprende di dover venire a patti con
i genitori e quindi con la tradizione” (Gabriele Niola, Ribelle - The Brave,
Mymovies.it).
Detto ciò, risulta
incomprensibile la scelta di cambiare (e non tradurre) il titolo in “Ribelle”,
che perde completamente (e svia) il significato di coraggio espresso nel film.
Nelle storie Disney,
la madre è quasi sempre assente (fisicamente o a livello di importanza
diegetica), spesso sostituita da una matrigna cattiva. Qui, come detto, è
invece uno dei due perni dell’azione.
Tutta la storia è
condita da una serie di scenette comiche e gag, che vedono come protagonisti in
primis i tre piccoli gemelli, ma anche mamma-orso e i pretendenti. Tutti i
personaggi maschili vengono ritratti come degli idioti… ma anche questo fa
parte dell’ironia del film.
Non è il racconto che
stupisce (il dipanarsi dell’azione incuriosisce per una buona metà della
visione, ma da quando l’incantesimo sortisce effetto, il seguito diventa
prevedibile), quanto l’aspetto grafico e visivo. Non si può che cominciare dai
ricci: qualcosa di eccezionale! “Merida è probabilmente il personaggio dal look
più interessante degli ultimi 20 anni, dotata di una chioma rossa che da sola
ne illustra la forza combattiva, la dolcezza e le asperità di carattere”
(Gabriele Niola, ibidem). E’ innegabile: è il simbolo del film... e non
per il colore acceso o per l’esteso volume, ma per l’incredibile risultato
visivo, per la perfezione realizzativa (il completamento dell’opera, a detta
della stessa Pixar, è stato ritardato proprio a causa della cura rivolta ai
capelli di Merida). A sbalordire sono anche i paesaggi, gli sfondi, i dettagli
minuziosi e maniacali, che creano immagini suggestive, magiche, coinvolgenti,
“immersive”.
La narrazione è
pregna, come sempre nei film Pixar, di citazioni e rimandi. Evidentissimo è
Braveheart Macintosh, che oltre a sfoggiare un riconoscibilissimo bodypaint, ha
nel nome (beh… nel cognome) un rimando a Steve Jobs, ex amministratore delegato
della Pixar, che viene ringraziato e ricordato nei titoli di coda. La
trasformazione in orso ricorda quella di Kenai in Koda fratello orso. Nella
casa/laboratorio della strega/intagliatrice si possono notare (anche se è
alquanto difficile al primo tentativo) il furgoncino del Pizza Planet:
e un’incisione che raffigura Sully di Monsters & Co.:
Forse è solo una coincidenza la sagoma di un topolino che si intravede tra le
pietre che formano un muro interno del castello:
Il finale ricorda
molto quello de La Bella e la Bestia (se l’espressione “Il finale” non vi ha
allarmato, avviso ora: ATTENZIONE SPOILER): notte, pioggia scrosciante, una
fiumana di uomini marcia con forche (qui, invero, lance) e fiaccole infuocate
per andare a “uccidere la Bestia”, che verrà salvata dalla protagonista e
riacquisterà sembianze umane all’ultimo istante grazie all’amore (un amore diverso da quello che la Disney ci ha sempre mostrato, quello tra madre e figlia).
Unica nota negative:
la narrazione viene intervallata da due canzoni (solo due, non un’intera serie
di brani cantati coesa con la storia) che ho trovato completamente inutili per
la diegesi (e oltretutto bruttine…).
Nessun commento:
Posta un commento